Analisi SEO, studiare l’anatomia delle SERP per individuare la migliore strategia

Si è appena conclusa da qualche giorno La Settimana della Formazione. L’iniziativa, che si ripeterà nei prossimi mesi con nuovi webinar, si pone l’obiettivo di condividere conoscenza tracciando un percorso didattico che toccherà le principali tematiche del Web Marketing.

In questa prima serie di webinar, La Settimana della Formazione ha offerto un’ampia panoramica sul Web Marketing, i relatori hanno infatti trattato temi diversi, dai Social Media, al loro utilizzo e agli strumenti per gestirli al meglio, passando per il Content Marketing e agli errori più comuni commessi in quest’ambito, fino ad arrivare a come migrare un sito web e alla SEO per giornalisti.

Tra i temi trattati, quello che può offrire spunti di analisi interessanti, specie per chi si occupa di SEO e visibilità nei motori di ricerca, è stato lo studio dell’anatomia delle SERP, realizzato da Mariachiara Marsella.

Per tutti coloro che fanno posizionamento nei motori di ricerca, è importante conoscere cosa è presente nei risultati delle SERP delle parole chiave prescelte per ottimizzare un sito web. Ma cosa vuol dire esattamente analizzarne l’anatomia? Innanzitutto, bisogna comprendere che in ogni risultato si trova quello che ogni utente vorrebbe trovare in esso. Studiare l’anatomia di una query di ricerca vuol dire quindi calarsi nella mente dell’utente e capire cosa egli si aspetta di trovare digitando quella determinata query.

Non solo. Vuol dire anche studiare i diversi risultati di Google per individuare la migliore strategia SEO da utilizzare per posizionare un sito web. Diversi, poiché ogni query di Google si comporta in modo differente dall’altro. Analizzare i risultati di ricerca è utile per studiare la concorrenza, la varietà e la competitività dei risultati stessi.

Le SERP quindi non solo servono agli utenti per trovare quello che cercano, ma ci possono offrire buoni spunti per capire come vengono chiamate le cose e come vengono cercate realmente, come sfruttare i risultati esistenti per posizionarsi e, infine, comprendere esattamente cosa ci suggerisce Google.

Abbiamo detto che studiare l’anatomia delle SERP può essere un punto di partenza per analisi e riflessioni in ambito SEO. Potremmo per esempio scoprire chi sono i nostri concorrenti e come si comportano nell’utilizzo delle nostre stesse parole chiave. In questo senso ci vengono in aiuto gli operatori di ricerca di Google, argomento trattato su Habemus Marketing recentemente.

In alternativa potremmo osservare come possono cambiare i risultati in base al comportamento di ricerca degli utenti, osservando la variazione delle tipologie dei risultati ad esempio cercando uno stesso prodotto con due termini differenti. La relatrice durante il webinar ha mostrato come due target di clienti utilizzino due termini differenti per indicare lo stesso prodotto. Di conseguenza, i risultati mostrati da Google variano non solo in base al termine utilizzato, ma anche al loro ambito di utilizzo. L’esempio in questione era “tappeto elastico”, chiamato così da chi ne fa un uso domestico, e “tappeto rebound”, il prodotto adoperato dai centri fitness. Ecco che i risultati nel primo caso sono di tipo “commerciale”, mentre nel secondo abbiamo una query più informativa, con una maggiore presenza di articoli sul prodotto e sul suo utilizzo – cerca tu stesso per vedere 😉

Altri spunti possono provenire da Google Suggest, i suggerimenti di ricerca mentre stai digitando una parola chiave, e dalle ricerche correlate in fondo alla pagina dei risultati.

Come puoi vedere quindi, le SERP sono una miniera di informazioni per chi fa SEO. Studiarne l’anatomia significa entrare nelle mente di chi ricerca, osservare il comportamento dei concorrenti e capire i meccanismi di funzionamento del motore di ricerca per determinate query. Per questo, dovrebbero essere una delle prime fonti per l’analisi SEO.

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