Big Data per il marketing, arma a doppio taglio?

 Ogni giorno l’umanità crea un quintilione di bytes di dati, un numero già spaventoso che se moltiplicato per i giorni dell’anno e per gli anni trascorsi da che l’umanità esiste restituirebbe un dato con così tante cifre che non riusciremmo neanche a scriverlo in un’intera pagina! Il concetto di Big Data nasce proprio da questa quantità gigantesca di dati, in particolare da quando la mole di informazioni che giornalmente produciamo può essere tracciata e riutilizzata per migliorare l’esperienza del cittadino di una comunità in ambito pubblico e l’esperienza del consumatore/cliente in ambito privato.

Le applicazioni di questo strumento, lo abbiamo detto più volte, può spalancare porte a mondi ancora inesplorati e reca con se un potenziale di innovazione e progresso notevole. Anche il mondo del marketing potrebbe beneficiare di una tale risorsa. Monitorando ad esempio il flusso dei dati web è possibile per chi si occupa di marketing effettuare delle previsioni, fattore fondamentale di successo in un’economia i cui trend mutano così rapidamente. Come sottolineato dallo studio realizzato dal The Economist: The Economist Intelligence Unit, quella dei Big Data rappresenta una tecnica di marketing prioritaria rispetto a tutte le altre. Prendere tutto quello che si sa sui clienti e combinarlo con i dati presenti sui social media e con tutte le altre variabili che influenzano la propria vita, dal meteo al traffico, permette di entrare nel mondo dei big data per gli analisti del marketing. E qui sta il grande plus: scoprire delle correlazioni tra dati provenienti dalle fonti più disparati in grado di intercettare nuove tendenze del mercato o capire le logiche esistenti!

Chi sarà in grado di sfruttare le potenzialità di questo strumento sarà in definitiva in grado di andare nella direzione del cliente, nella direzione delle sue prospettive così da produrre campagne di marketing più efficaci rispetto a quelle dei competitors e che siano in grado di scoprire un bisogno del cliente prima ancora che questo dichiari esplicitamente di avere quel bisogno!

Ma come i più saggi suggeriscono, non puoi gestire quello che non puoi misurare e per questo le metriche di analisi diventano armi fondamentali nella battaglia del marketing. Tanto importanti quanto difficili da individuare con precisione ed è molto frequente perdersi nel maremagnum di dati che ci sommerge. I dati sono innumerevoli ma solo una parte di questi ci aiuterà a capire cosa farà nel futuro un cliente oppure perché ha compiuto una tale scelta nel passato.

E qui arriviamo all’altra faccia della medaglia: analizzare un numero così ingente di dati, essere in grado di selezionare le parti più importanti per raggiungere il proprio obiettivo, servirsi degli strumenti giusti per riuscire ad estrapolare informazioni rilevanti spesso intrappola gli analisti in matasse troppo complesse. I Big Data nascondono degli ostacoli e possono rivelarsi armi a doppio taglio tali da richiedere investimenti tanto ingenti quanto ingiustificati.

In che modo evitare di restare intrappolati?

Come ci capita spesso di dire, il miglior modo di realizzare un’attività – che sia di analisi o di altro – è pianificarla accuratamente. Avere ben presente, in primis, qual è l’obiettivo dell’analisi all’interno della più generale mission del brand e sapere quali sono le informazioni che vogliamo raccogliere prima di iniziare a setacciare e catalogare dati. Fare una ricognizione delle fonti che si intende usare e organizzare queste ultime in base agli obiettivi. Definire la tempistica con cui effettuare le analisi, strutturare i dati secondo livelli precisi di dettaglio e sulla base di questo individuare gli strumenti più consoni.

Queste sono solo delle indicazioni, dei passi che “ragionevolmente” permetteranno di minimizzare il rischio d’impresa, il rischio di fare un buco nell’acqua e di aver sprecato tempo e denaro.

Un rischio ancora più grande se si pensa a quanto questi siano fenomeni in evoluzione. Un rischio che, come tanti, è un’opportunità. Un’opportunità in termini di ricavi, di posizionamento e di possibilità di progettazione futura.

Chi sceglierà di correre questo rischio? Non molti se consideriamo lo studio di  Econsultancy.com secondo cui solo un quarto delle aziende ha incrementato il proprio budget per le tecnologie e gli strumenti di interpretazione dei dati. Il tempo ci dirà chi avrà ragione!

E voi come la pensate?

Diteci la vostra e continuate a seguirci anche su:
– Facebook
– Twitter
– Google Plus

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *