Diversity management, come sfruttare le diversità

Quando si parla di diversità non si fa soltanto riferimento a differenze di genere, età, nazionalità, religione,ma si intendono tutte le caratteristiche che fanno di una persona un individuo unico e differente rispetto a tutti gli altri.

Anche in ambito organizzativo, per una corretta gestione delle risorse umane che fanno parte di una organizzazione bisogna tenere bene a mente questo concetto e fare in modo che le diversità generino valore aggiunto; è l’idea che da qualche decennio sta cercando di trasmettere il diversity management, un modo di gestire gli individui cercando di non appiattire le differenze ma anzi incoraggiandole.

Per capire meglio come approcciare questo concetto tutto sommato abbastanza controverso, facciamo riferimento agli studi di Gardenswartz e Rowe. I due sostengono che la diversità si può scomporre in quattro livelli, questi definiscono una singola identità e influenzano il modo in cui ciascuno di noi si comporta:
• personalità
• dimensioni interne
• dimensioni esterne
• dimensioni organizzative.

Lo strato più profondo è quello della personalità, l’insieme delle caratteristiche fisiche e delle inclinazioni psicologiche che fondano l’indentità di un individuo. Le dimensioni interne– genere, età, etnia, preferenze sessuali- non sono controllabili dalla persona ma finiscono per influenzarne parecchio il modo di pensare e di agire. Il terzo strato è costituito dalle dimensioni esterne questi sono fattori sui quali si può esercitare una qualche forma di “controllo” (le abitudini, gli hobbies, il posto in cui si vive, lo stato sociale). Infine vi sono le dimensioni organizzative ossia il ruolo e lo status che si ha all’interno dell’organizzazione per la quale si lavora.

Come si può quindi gestire con successo queste caratteristiche individuali diversificate e fare in modo che diventino un plus per la propria azienda? In seguito a una ricerca di Ann Morrison sono state individuate tre strategie chiave per il diversity management: l’educazione e la formazione, rinforzo dei comportamenti socialmente desiderabili e far vivere alle persone esperienze diversificate.
Il diversity management prevede quindi un vero e proprio cambiamento a 360 gradi nella struttura organizzativa perché bisogna agire in maniera coordinata e coerente su numerosi aspetti che vanno dalla cultura alle caratteristiche infrastrutturali dei luoghi di lavoro a disposizione dei dipendenti.

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