Google, l’Authorship è morta. Oppure no

C’è stato un tempo in cui l’authorship di Google era una novità. C’è stato un tempo in cui quest’authorship sembrava potesse premiare gli scrittori del web e renderli davvero “autorevoli”, oltre che maggiormente visibili. Oggi è il tempo in cui l’authorship non esiste più.

John Mueller, quasi nostalgico nelle parole in cui descrive le fasi che hanno accompagnato l’implementazione di questo strumento di markup dei contenuti, di cui era uno dei responsabili, la settimana scorsa ha annunciato che i nomi degli autori non compariranno più nei risultati di ricerca Google. Perché?

Big G ci ha stupito ancora una volta. Probabilmente, dalle parti di Mountain View avevano già previsto tutto sin dall’inizio. Hanno completato l’opera di demolizione cominciata con la rimozione delle immagini autore, un’opera che penso nessuno di noi aveva previsto. La motivazione è sempre la stessa: la user experience. Una ragione più volte esplicitata ma che anche in questo caso non sembra reggere più di tanto, se si considera che questa volta è stata rimossa solamente una riga di testo contenente un nome e cognome, e quindi rispetto alle immagini autore avrebbe distratto ben poco, o per nulla, l’utente del web.

E quindi il vero motivo? It’s all about money. Ma, al contrario di come aveva ipotizzato Larry Kim nella sua analisi sull’aumento dei click sulle pubblicità AdWords, sembrerebbe che il problema riguardi i costi sostenuti da Google per implementare questo markup, specialmente per quanto riguarda gli aspetti tecnici – come si può leggere tra le righe del post di Mueller quando parla di bug e spam da combattere. In aggiunta al fatto che, al di fuori di chi si occupa di SEO e visibilità, non fossero in molti ad utilizzare questa funzione.

Difficile adesso aspettarsi cosa succederà in futuro. C’è chi crede che con la morte dell’Authorship scompaia anche il concetto, più generico, di Author Rank. Sembrerebbe, comunque, che Google voglia trovare modi alternativi per associare autori ad articoli e premiare quelli più autorevoli. Dell’Author Rank se ne è parlato in più frangenti ma non è mai stato confermato nessun impiego concreto negli algoritmi, a parte per quanto riguarda gli “in-depth articles”. D’altra parte, mi sembra difficile pensare che Google, adesso o in futuro, voglia smettere di distinguere tra articoli senza firma, articoli scritti da autori poco noti e altri da autori prestigiosi. Un po’ come cancellare la differenza tra VIP, premiati nelle SERP con pagine di ricerca personalizzate, e personaggi meno noti.

Qualcuno ha avanzato l’ipotesi che la conseguenza della rimozione dell’Authorship porterà alla fine di Google Plus. La motivazione sarebbe che la maggioranza di coloro che si è iscritto al Social Network di Google lo abbia fatto unicamente per ottenere l’autorevolezza nei risultati di ricerca. C’è da dire che Google Plus si integra con tanti altri servizi del motore di ricerca, per esempio basti pensare ai post dei propri amici visualizzati nei risultati di ricerca personalizzati, e a poco alla volta si integrerà con tutte le altre funzionalità offerte da Google. Sicuramente la partecipazione non è ai livelli di Facebook – e credo non lo sarà mai – ma le possibilità di Marketing e visibilità offerte sono superiori a qualsiasi altro concorrente. Non possedere un account Google Plus può comportare una possibilità di business in meno. Difficile pensare che il Social Network chiuderà. E tornando al discorso associazione autore-articoli, nelle informazioni del proprio account Google Plus è ancora possibile inserire i siti e i blog per cui si scrive 😉

Come ci si deve comportare a seguito della rimozione dell’Authorship? Al momento non bisogna fare nulla. Lasciare tutti i markup autore lì dove sono senza rimuoverli e ricordarsi di firmare sempre i propri articoli, associandoli al proprio account Google Plus. Sicuramente ci attenderanno altre novità in merito.

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