Progetto Neet, 7 domande a Italia Lavoro dopo il comunicato del 24 febbraio

In Italia il lavoro sembra essere un lusso per pochi. Se poi il burocratese mette il suo zampino, il giovane speranzoso Neet (Not engaged in Education, Employment or Training) getta la bandiera bianca. Così il rischio di perdere una generazione, la nostra, diventa un rischio concreto per il Belpaese. “Renzi, salvaci tu!”, verrebbe da dire se solo non conoscessimo i giochi di potere, volente o nolente anche se sei il Presidente del Consiglio, tra i politici.

Quando in estate noi giovani venimmo a conoscenza del “Progetto Giovani Laureati Neet”, pensammo finalmente ad un tirocinio pagato al sud e ad un’ancora di salvezza contro la disoccupazione dilagante, potendo finalmente lavorare nell’ambito professionale nel quale abbiamo investito, ottenenendo lauree, controlauree e specializzazioni delle Università italiane (poco professionalizzanti, ahinoi!). Oh perbacco, ma siamo in America! Tuttavia le stelle e le strisce si infransero ben presto con il disservizio iniziale del portale per candidarsi alle offerte e con il numero spropositato di richieste (15.500 per soli 3.000 tirocini attivabili). Proprio ieri Italia Lavoro ha diramato un aggiornamento un po’ ostico (leggi qui e clicca su attività) per via del burocratese. Analizziamolo nel dettaglio non per criticare ma per avere delle risposte ai punti poco chiari.

“Il bando Neet – si legge sul sito – ha raccolto, al 30 dicembre 2013, 15.500 domande. A oggi Italia Lavoro ha analizzato tutte le mail pervenute: 13000 domande sono risultate ammissibili.”
1) Quindi sono già state escluse 2.500 domande (ovvero 15.500 domande presentate meno le 13.000 ammissibili)? Perché i giovani non hanno ricevuto comunicazioni?

“Di queste 5000 – continua il testo – sono le domande che possono originare un tirocinio mentre 8000 non hanno i requisiti richiesti o non possiedono la corrispondenza sul fronte delle aziende che si sono iscritte al bando sul sito Cliclavoro.”
2) Fin dall’inizio Italia Lavoro ha parlato di soli 3.000 tirocini, come mai adesso potrebbe attivarne 5.000?
3) Se 13.000 domande sono ammissibili, come mai poi 8.000 sono state escluse? Quindi in realtà le domande inammissibili sono le 2.500 iniziali a cui vanno sommate queste 8.000 per un totale di 10.500 domande non ammissibili? Perché i giovani non hanno ricevuto comunicazioni?

“Ad oggi sono state istruite 970 di queste 5000 pratiche: 543 sono state ammesse, 100 sospese con richiesta di integrazione della documentazione e 327 respinte”.
4) Come mai le 327 domande respinte non figurano tra le 8.000 (o 10.500) ritenute inammissibili? Secondo quale criterio Italia Lavoro le avrebbe respinte?

“147 tirocini sono già stati avviati mentre altri 84 partiranno già nelle prossime settimane, a cui si aggiungeranno progressivamente quelli che verrano ritenuti ammissibili”.
5) Le domande ammissibili sono ancora da verificare come si legge in questa ultima frase o sono state già definite? Non parlavate all’inizio del comunicato di 13.000 domande ritenute ammissibili, tra le quali solo 5.000 daranno vita ad un tirocinio?
6) Come mai in 5 mesi avete attivato solo 147 tirocini e non avete dato nessuna comunicazione se non fino a ieri? Perché fare dire a Cliclavoro su Facebook “sono ancora in lavorazione” quando già ne avete escluse almeno 8.000 (o in realtà 10.500)?
7) Infine perché non rendere conto dello status attuale distinguendo tutti i numeri per regioni dal momento che sono state previste un numero preciso di borse da erogare a ciascuna regione della convergenza? 

Queste sono le domande che Habemus Marketing e diversi giovani fanno a Italia Lavoro. La condivisione su tutti i nostri social diviene un imperativo per essere ascoltati (se utilizzi Twitter spingiamo l’hashtag #7domandeaItaliaLavoro). Il “Progetto Giovani Laureati Neet” è molto interessante e un fiore all’occhiello per Italia Lavoro: “ha come obiettivo – si legge sul sito – quello di realizzare 3 mila tirocini retribuiti di sei mesi a favore dei giovani che non studiano e non lavorano e di aiutarli nella ricerca di un’occupazione, attraverso un’opportunità in azienda”. Proprio perché sembra importante per rilanciare un po’ di occupazione, noi ragazzi chiediamo pertanto maggiori spiegazioni in un linguaggio chiaro e concreto. Anche perché con il burocratese, si rischia di dare solo numeri e per fortuna non crediamo più alle lotterie.

LEGGI LE RISPOSTE DI ITALIA LAVORO QUI.

 

Mirko Ruisi – Diana Ricciardi

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