Selfie, memoria digitale del presente

Selfie nello spazioIl primo selfie della storia? Si dice sia stato scattato nel 1839 da Robert Cornelius. Il dagherrotipo in questione è considerato una delle prime foto di esseri umani nella storia della fotografia. Lo seguì poi la tredicenne Anastasia Nikolaevna che nel 1914 fece il primo selfie allo specchio per arrivare poi ai giorni nostri in cui c’è un selfie per ogni evento o gesto della nostra giornata. Guardiamone qualche esempio un po’ più da vicino…

#Aftersex Selfie, già l’hashtag lascia intendere la natura di questo autoscatto. Giovani coppie (e anche meno giovani perché il selfie non ha età) si scattano una foto dopo aver fatto l’amore. Visi stanchi, soddisfatti o delusi… l’importante è condividere anche questo momento che magari ha sostituito pure lo stereotipo della sigaretta.

#Belfie, è il selfie del lato B. Quando contorsionismi degni dei migliori artisti circensi non danno il risultato sperato basta ricorrere al migliore amico dei selfie: lo specchio. Ovviamente il Belfie non è un fenomeno isolato e indipendente, prima di poter scattare la foto al lato B bisogna andare in palestra e tonificare. Il selfie da palestra si chiama #Gelfie e sta per Gym Selfie o #Welfie (Wellness Selfie) nel caso in cui la foto venga scattata in un centro benessere.

#Duckface Selfie, l’hashtag è di origine inglese ma ha un suo corrispettivo anche in Italiano. Testa leggermente inclinata e labbra arricciate rispondono all’ormai noto “culo di gallina”. Chi scatta questo tipo di foto pensa di essere sexy ma spesso finisce solo per essere preso in giro.

#Funeral Selfie, la macabra moda di scattarsi foto con i cadaveri è nata negli Stati Uniti ma è stata subito censurata dai Social Network. Il fenomeno che risponde al nome di “Funeral Selfie” è dunque una sorta di “io c’ero” che personaggi noti scattano al funerale di altri personaggi noti. Il funeral selfie più famoso? Obama, Cameron e Thorning Schmidt al memoriale per Mandela.

#Groufie, in pochi sanno che con il termine “Groufie” si intende il “Group Selfie”, il selfie di gruppo. Il termine non è molto utilizzato ma esiste.

#Helfie, ha diverse declinazioni ma in grandi linee lo stesso significato. C’è chi lo considera un “hair selfie” quindi una foto in cui si intravede il viso e vengono messi in bella mostra i capelli, chi lo considera un “half selfie”, la foto in cui viene ripresa solo la metà del proprio viso.

#Leg Selfie, sul lettino mentre si prende il sole o su un prato con le Converse in bella vista. Scattare la foto alle proprie gambe e alle proprie scarpe è un must dell’estate e delle vacanze in genere. I luoghi più gettonati? Central Park a New York e le spiagge di Mykonos e Miami.

#Outfit Selfie, foto dal camerino da inviare ai propri amici per avere consigli sugli acquisti o per sognare di indossare un abito.

In un presente in cui il selfie diventa la certificazione dell’esistenza mediatica, simulacro di un mondo di realtà simboliche, nasce sui social network un archivio della memoria digitale fatto di scarpe, sorrisi ebeti e musetti all’in sù. E’ davvero questo il racconto del nostro presente?

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